Dopo l’ennesima “bugia” resa pubblica sui quotidiani (sembra oramai un massacro mediatico), penso, come cittadino di Castelvetere in V.F. e come fedele della nostra parrocchia che non possiamo restare più indifferenti di fronte a simili “aberrazioni”.Il riferimento è all’articolo pubblicato qualche giorno fa da “Il Sannio Quotidiano” a firma di L. Picciuto.Per i toni e per il contenuto, ci si rende conto che chi scrive, per attirare l’attenzione dei lettori, ha voluto spettacolarizzare l’episodio a partire dal titolo, il quale è assolutamente bugiardo ed irriguardoso nei confronti, non solo, del nostro parroco ma anche degli stessi cittadini di Castelvetere in V.F.Ma allo stesso modo, (non credo proprio che l’autore sia stato testimone diretto del “fattaccio” descritto) risulta palese che l’autore è stato diabolicamente manovrato da un “suggeritore” il quale, con l’occasione, ha sperimentato l’ebrezza e la goduria schizofrenica che provano solo alcuni maniaci, nel devastare la mente delle proprie vittime, restando nell’ombra.
Per amor del vero è bene aggiungere, che esistono varie “specie” di maniaci: c’è la specie che si espone in prima persona per soddisfare la propria sete di onnipotenza e sentirsi (nella sua mente contorta) osannato dalle proprie vittime; un’altra specie, invece, si nasconde (il nostro caso) e, a quest’ultima si addice molto più l’aggettivo “vigliacco”.A Castelvetere in Val Fortore, qualcun’altro nel passato recente, ci ha già omaggiato del suo sapere e del suo fare (che fine ha fatto? Boh!, si sarà perso fra le virgole e i punti dei suoi epici scritti!!!!).Tralasciando questi discorsi, nei quali è molto facile “perdersi”, sta di fatto che quanto scritto – ripeto – non è assolutamente vero, non si è creata nessuna spaccatura tra i fedeli della nostra parrocchia ed il parroco reggente.Esiste nel nostro paese una situazione come quella che esiste nei paesi limitrofi, dove una parte dei fedeli mostra cieco attaccamento al parroco e un’altra parte, in qualche modo, ne critica alcune scelte ed alcuni modi di fare.Prima di essere cristiani, siamo uomini e come tali, abbiamo modi e opinioni diverse e questo è proprio nell’indole dell’uomo. Guai ad avere un mondo dove tutti la pensano allo stesso modo e tutto agiscono allo stesso modo. Non ci sarebbe più confronto e di conseguenza non ci sarebbe più “vita”.Per quanto riguarda l’episodio, c’è da dire, che è stato l’epilogo di una serie di eventi che (a dir poco sconcertanti) avrebbero fatto crollare i nervi a chiunque.Il nostro parroco non è un extraterrestre, è un essere umano come noi, che prova emozioni, che si rattrista, che si arrabbia, che gioisce. È assolutamente ingiusto pensare il contrario.Se verso la conclusione della processione, ha fatto quello che ha fatto, non è stato certo per mania di protagonismo o di rottura verso “i fedeli”, ma verso chi, per l’ennesima volta, di fronte alle sue richieste, ha mostrate orecchie da mercante.Già in passato abbiamo avuto modo (noi tutti) di verificare di persona che qualche sua presa di posizione fosse stata travisata o incompresa. Per la cronaca, mi riferisco (senza nascondermi) ai dissidi che ci sono stati in passato con il nostro primo cittadino. Ma una volta chiarito l’equivoco, tutto “è rientrato” nella normalità.Ora, invece (e questo è molto più grave), stiamo assistendo a qualcosa di diverso. Nel nostro paese, come in tutte le altre località, esistono dei “fomentatori”che non avendo il coraggio di esternare le proprie idee e conoscendo i punti deboli di chi prendono di mira, parlano ed agiscono per il solo gusto di creare zizzania, vomitando fango e putridume su chi, prima di ogni altro, mettendo in qualche caso a repentaglio la propria vita, si è affiancato ed ha difeso ciecamente la gente di questo paese: bambini, giovani, adulti, anziani, di ogni estrazione e grado sociale.Se solo non si fosse così ciechi, ci si accorgerebbe subito che a monte di tali affermazioni, esiste un disegno ben preciso: “allontanare chi da fastidio”. “Gambizzare” chi non segue gli schemi. “Eliminare” chi non ci sta ad essere una semplice “pecora” e non ha intenzione di subire “le azioni” di qualche gruppo “occulto” che come le più famigerate logge e lobby, lavorano nell’ombra per segnare il destino di interi paesi al punto da piegarli al proprio volere.Ma siamo certi che il nostro parroco stia “remando” contro di noi? Siamo certi che le sue azioni tendono a separarsi da noi fedeli?Possiamo nasconderci con la testa sotto la sabbia o continuare a compiere azioni vigliacche nei suoi confronti?Da quando il parroco, è arrivato nella nostra parrocchia, si è subito occupato attivamente della vita non solo religiosa ma anche e soprattutto sociale del contesto che ha trovato.Lo sanno bene i giovani, che in un primo momento lo hanno osannato e che in seguito rendendosi conto che “era un amico ma non un complice”, lo hanno abbandonato a se stesso.Lo sanno bene i bisognosi che nonostante abbiano avuto aiuti anche materiali, gli hanno voltato le spalle alla prima occasione.Lo sanno bene gli sfiduciati, ai quali ha fatto ridare fiducia ma alla prima menzogna lo hanno subito giudicato.Lo sanno coloro che erano solo dei “numeri”, ma non appena si sono sentiti importanti, hanno ritenuto lui solo un numero.Orbene, penso che quando ti si dice in faccia la verità, difficilmente la accetti, ma adesso, penso sia arrivata l’ora di assumerci un po’ tutti le nostre responsabilità e spendere alla luce del sole una parola per chi ha dato e non ha mai chiesto nulla in cambio.Gesù ha insegnato che per essere cristiani, bisogna essere prima di tutto uomini. Padre Giovanni credo, ci stia chiedendo la stessa cosa. D'altronde a che cosa servono le processioni, i riti, partecipare alla Santa Messa se poi lo si fa giusto per farlo vedere agli altri?È il momento, adesso, di rendersi conto che la Chiesa può continuare ad essere viva solo se noi siamo vivi. La Chiesa siamo noi. Aiutare il prossimo, amare il prossimo, sono azioni così profonde che non possono essere pubblicizzate. Cos’è l’isolamento spirituale in cui saremmo caduti? La mancanza di vedere sempre lo stesso prete?È vero che “la parrocchia è un riferimento essenziale per il benessere sociale e culturale di una comunità”, ma è altrettanto vero che la parrocchia siamo noi e oggi più che mai siamo chiamati ad essere protagonisti di noi stessi. C’è qualcuno che vieta questo se abbiamo il prete presente un solo giorno?Lo spirito dell’anno pastorale della nostra parrocchia era appunto questo, entrare in modo attivo nella vita comunitaria e religiosa della nostra comunità.Chi dice che è venuta meno la sintonia tra il pastore ed il suo gregge?Il messaggio del nostro parroco è stato sempre chiaro e può essere sintetizzato in questo modo: se è vero che siamo uomini, prima che cristiani, non dobbiamo aver paura di sbagliare o di andare da “soli”, ma dobbiamo mostrarci e avere il coraggio di assumerci le nostre responsabilità.D'altronde l’uomo, può essere definito tale solo se riconosce i propri errori e imparando da essi cerca di porvi rimedio creando un mondo più vero e meno ipocrita.


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